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Fujiko alla Barcolana

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Il nostro socio Andrea Fanfani vuole condividere la sua esperienza alla Barcolana con tutti noi, ecco i pensieri che ci ha mandato

BARCOLANA 48

9/10/2016

Cercherò di condividere l’avventura della partecipazione all’ultima edizione della Barcolana di Trieste.

Confesso che questa regata costituiva un obiettivo che mi ha indotto, alcuni anni fa, ad acquistare una barca molto strana per i parametri ai quali sono abituato da una vita: il Mono22 Fujiko rosso che – consentitemelo – da bella mostra di sé al CVB da qualche anno.
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Quest’anno ero psicologicamente pronto e sono riuscito a contagiare con l’entusiasmo dei bambini che iniziano un nuovo gioco, i 4 membri dello splendido equipaggio che è andato a Trieste la settimana scorsa: Fabrizio, Stefano, Marta (il Timoniere!) e, con un volo direttamente da Londra dove vive e lavora, Emanuele. La pianificazione è stata molto complessa, ma non ricordo alcuna fatica né per i non pochi particolari (logistici, tecnici, tempo rubato alla famiglia e al lavoro…) diciamo di contorno né per quella fisica provata. Che vi assicuro essere stata davvero tanta!

Premetto un particolare ringraziamento a Stefano e ad Emanuela del CVB, che ci hanno favorito sia dal punto di vista della preparazione della barca che da quello logistico, per averci accolto nella bellissima foresteria del Circolo la sera prima della partenza.

Siamo iscritti in 8^ categoria, una delle più affollate con circa un ottantina di imbarcazioni entro i 7 metri di lunghezza. Si parte per Trieste!

Arriviamo venerdì pomeriggio: armiamo l’albero e variamo Fujiko.

Dopo una breve sessione di allenamento sabato 8/10 (vento debole e cielo piovoso) ci siamo svegliati domenica con delle condizioni che abbiamo subito capito sarebbero state molto impegnative: dall’albergo dove alloggiavamo, infatti, non si vedeva il mare ma alcuni ombrelloni chiusi sui terrazzi dei palazzi vicini si agitavano in maniera preoccupante… Ed erano le 7,30 del mattino! Quanti nodi di Bora?

Arrivati al Molo 0 del Porto Vecchio dove, insieme con altre 80/100 barche, Fujiko aveva trascorso la notte, abbiamo avuto la certezza delle dure condizioni che ci avrebbero accolto. Basti pensare che già alle 8,30 il comitato di Regata aveva deciso di posticipare la partenza di un’ora per le condizioni di Bora troppo intensa…

Usciamo in mare alle 10.00, nonostante lo start sarebbe stato “sparato” (un botto che non vi dico!) solo alle 11,30.

L’equipaggio ridotto di un membro causa influenza malandrina che aveva colpito Stefano due giorni prima. 80 kg in meno a bordo li avremmo sentiti eccome! E rimpianti

Cominciamo a bordeggiare proprio davanti al Circolo di Barcola con issata solo la randa terzarolata e si comincia a capire la pericolosità di essere in uno specchio di mare, delimitato dalla linea di partenza tra 2 rimorchiatori verso il largo e una costa frastagliata e sconosciuta dall’altra parte, con altre 1.757 barche! Impressionante, emozionante, spaventoso!

Si faceva fatica a limitare la velocità a soli 6/7 nodi; la barca incrociava di continuo altri scafi tra i 6 ed i 30 metri di lunghezza: il Moro di Venezia, Alfa Romeo, Ancilla Domini, Jena… Un pensiero andava anche ai milioni di euro galleggianti che non sarebbe stato minimamente un affare speronare, ancorchè con una barchetta di soli 650 chili di peso.

Via! Il ricordo più impressionante è costituito dall’immagine di quasi 2.000 barche che praticamente in contemporanea effettuano un’ultima manovra per posizionarsi al meglio mure a sinistra per 210° e vento al lasco. Avete presente gli stormi di uccelli migratori che, a migliaia, si muovono all’unisono? Qualcosa del genere.

Attraversiamo la linea di partenza stretti a sandwich tra 200/250 barche davanti (un muro impenetrabile che raggiungevamo con eccessiva velocità) ed altrettante dietro, ad impedirci qualsiasi manovra di disimpegno avessimo voluto o avuto la necessità di compiere. Questo proprio non me l’aspettavo: non abituato come sono alle regate con 10/15 concorrenti, figuriamoci alle centinaia! Tra l’altro nella nostra distribuzione dei compiti, Marta ha lasciato che mi occupassi direttamente della partenza, per poi prendere il timone successivamente…

Vabbè, non si può far altro che andare avanti: signori prendete la mira! Nel primo spazio più largo di 2 metri ci infileremo, al limite lasceremo un segnaccio nero della gomma del bottazzo sugli scafi che dovessimo per sventura speronare. Invece no: passiamo tra due barche di slancio, lasciando a dritta e a sinistra non più di 20 centimetri, lo giuro! E almeno a 4 nodi di maggior velocità!

Il lato di lasco mure a sinistra ci accompagna senza necessità di bordi fino alla prima boa. Il vento aumenta; del gennaker neanche a parlarne. Ci bastava osservare le straorze di qualche temerario nel gruppone per farci abbandonare subito anche solo l’idea di issarlo.

Per una mezz’ora tutto bene. Mezz’ora, 4 miglia! Poi improvvisamente… la scena della partenza! Anzi molto peggio: centinaia di barche che, come l’acqua in un imbuto, convergono velocissime per girare la boa n. 2 che avremmo dovuto lasciare a dritta! Stessa impossibilità di manovra di prima: barche da tutte le parti. Mi sono girato un attimo e a non più di mezzo metro dagli occhi avevo la prua di un 16 metri sulla destra con un uomo e con un mega-parabordo in mano!! Come dire: ti sto uccidendo ma morbidamente…

Orziamo leggermente per aumentare la velocità e allontanarci dal Leviatano; strambiamo per passare la boa di slancio nei soliti, pochi, centimetri liberi a disposizione. La boa è passata, dietro un intrico di prue, bompressi e smadonne che non vi dico…

A questa punto va in scena il Festival delle Straorzate di Fujiko: stretto il vento non c’era più verso di tenere la barca! Probabilmente da fuori sembravamo una virgola rossa impazzita sulla superficie del mare. Le altre barche, più grandi e pesanti, cominciano a superarci a decine… Allarghiamo l’andatura per toglierci dagli impicci e navigare un po’ meglio e decidiamo di cambiare la randa con una molto più magra che per fortuna avevo tenuto a bordo. Cambiata la randa, via anche il genoa leggero a favore di un olimpico grande un terzo.

Ci rimettiamo a correre, anche se le straorze non ci abbandonano. Soprattutto avvicinandoci alla terza boa davanti a Miramare dove il vento rafficava ancora di più.

Ultimi incroci sotto costa e poi il lungo bordo passando dal “cancello” d’arrivo e parata finale davanti al Molo Audace e a Piazza Unità d’Italia di Trieste.

Piazzamento? 954esimi su 1.758 e 30esimi di categoria. Per noi? Una vittoria indimenticabile. Tutti gli obiettivi pre-partenza raggiunti: non farci male, non speronare nessuno, non disalberare e non arrivare ultimi! Yes!

Appena riesco a farne un quadro, il “mascone” 617 di Fujiko – se vi farà piacere – lo regalo al Circolo perché ad altri possa venire questa febbre pazzesca che è la partecipazione alla regata più bella del mondo!

…ehm, dopo la Coppa Bellano, ovviamente!

Andrea Fanfani

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